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Il sistema tronco superiore

Il collo all’incrocio di un sistema molto esigente.

Il pervenimento evolutivo alla stazione eretta per l’uomo ha posto il capo in cima alla sua nuova disposizione verticale. Da questa nuova posizione è derivata una nuova profondità della prospettiva, che permetteva di dominare un campo visivo molto più ampio, di osservare paesaggi ed eventi remoti, di sentirsi situato in un ambiente molto più variegato e complesso.

La stazione eretta ha posto anche il compito arduo di esercitare dinamicamente la percezione dell’ambiente prossimo e remoto con i sensi posti nel capo: la vista, l’udito, l’olfatto, il gusto. Tale funzione percettiva multimodale non è puramente passiva, come si legge nei libri di neuroanatomia e neurofisiologia. L’esercizio dei sensi per instaurare un campo sensoriale si fa a partire da un tono somatico diffuso che incarna quella condizione cognitiva basilare che chiamiamo attenzione, e sull’altro versante la percezione si proietta in una possibilità di azione. Per questo il capo, come luogo dei sensi, è supportato da un collo come struttura mobile e finemente versatile nelle diverse direzioni dello spazio. Capo e collo sono una diade funzionale sensomotoria.

Molto spesso però il collo, nell’esercizio della propria multiforme ed esigente funzione adattativa nei confronti del capo, si trova a soffrire e a “incepparsi” con le tipiche contratture e blocchi cui chiunque prima o poi va incontro. Per comprendere appieno questa difficoltà tipica del collo bisogna però situarlo nelle relazioni dinamiche con tutti i luoghi che lo circondano, oltre al capo: il torace e gli arti superiori. Ciascuno di questi luoghi ha un’incidenza sul collo: il torace con la sua rigidità che impone spesso al collo di muoversi isolatamente e in modo compensatorio, fattori importanti di usura funzionale; gli arti superiori che agiscono come leve in rapporto con le resistenze degli oggetti ambientali, e che trovano un riflesso e un prolungamento funzionale nel collo. Non c’è quindi da meravigliarsi se le radiografie del collo negli adulti giovani mostrano già spesso i primi segni di alterazioni artrosiche e cedimenti discali.

A queste sfide già intrinseche alla struttura somatica si aggiungono le sfide estrinseche derivanti dalla relazione con l’ambiente di vita domestico e lavorativo. Un particolare riguardo a questo proposito meritano i lavori sedentari, in particolare davanti al computer. Tali situazioni lavorative, esasperando le condizioni di fissità disfunzionale del dorso (in chiusura flessoria) e del capo (in proiezione anteriore) proiettano richieste adattative e compensatorie esasperate e prolungate su un collo destinato prima o poi a cedere.

Sul piano terapeutico si pone quindi il problema di come il collo possa, fondamentalmente, sostenere esigenze funzionali così complesse salvaguardando la propria integrità. I primi due gesti basilari per questo scopo sono la capacità di abbandonarsi (liberarsi, svuotarsi dal sovraccarico di tensioni e funzioni) e di sostenersi (ricercare quei rapporti tonici interni che lo pongano nella giusta predisposizione relazionale con il capo, il torace, le braccia).

L’equilibrazione.

Un’altra funzione fondamentale della stazione eretta bipedale, avente a che fare in modo preminente con il tronco superiore e il capo, è quello dell’equilibrio. La base di appoggio si è notevolmente ristretta rispetto alla postura quadrupedica, e il sistema corporeo nel suo complesso richiede aggiustamenti equilibratori continui, per cui l’equilibrio non è mai una funzione realmente statica, ma un gioco di ri-equilibrazione oscillatoria costante, come rivelano i dati degli esami stabilometrici.

L’organo percettivo dell’equilibrio (il vestibolo) si situa nel capo, e da esso partono (e a esso pervengono) le vie nervose vestibolo-spinali e spino-vestibolari che collegano il capo ai muscoli del tronco: in tal modo ogni movimento del capo nello spazio richiama adattamenti tonici del tronco e del collo, ma anche ogni condizione tonica del tronco e del collo si riflette in una disposizione orientativa coerente del capo.

Il sintomo tipico del sistema di equilibrazione quando diventa disfunzionale, sono le vertigini. Esse possono apparire in seguito a un trauma (colpo di frusta) o in situazioni particolari legate alla paura ancestrale dell’altezza (esempio: essere sospesi su un precipizio), o in condizioni cliniche particolari caratterizzati dall’alterazione della funzione circolatoria locale (sindrome di Ménière, vascolopatia cerebrale). Ma esistono condizioni di disfunzione più subdole, meno palesemente critiche, che si legano a un deficit funzionale, per cui un sistema di equilibrazione poco stimolato tende progressivamente a spegnersi in uno stile di vita caratterizzato da restrizione e stereotipia motoria.

L’ascolto e la voce.

Non è un caso che l’organo recettivo dell’equilibrazione sia posto a stretto contatto con l’organo ricettivo dell’udito (la coclea). Se il sistema di equilibrazione rappresenta il versante soggettivo del corpo nel suo orientarsi tonico nello spazio aereo vuoto, l’ascolto e la voce rappresentano i due versanti recettivo e attivo dello spazio sonoro pieno. E la tonalità di questo sistema si pone in stretta connessione con la tonalità tonica, affettiva e comunicativa del corpo.

L’ascolto e la voce si pongono così come modello di relazione tonale fra il corpo e il suo mondo di esperienza, e come possibile e originale percorso terapeutico per riscoprire, liberare e costruire le forme tonali del corpo in situazione.

L’apertura originaria.

Il torace è il luogo corporeo che custodisce e protegge gli organi vitali primari del cuore e dei polmoni. Ma l’eccesso di custodia e protezione fa sì che il torace si fissi come struttura rigida e chiusa in sé. Ciò fa sì che le strutture più mobili che lo circondano, come la colonna cervicale, le spalle e la colonna lombare, si trovano sovraesposte, sovraccaricate e infine usurate nella loro relazione funzionale con il mondo.

È importante allora riscoprire l’ambivalenza del torace come luogo che non solo custodisce, ma anche espone, non solo funzionalmente ma anche espressivamente, l’onda del respiro e il battito del cuore. Onda e battito che sono la forma incarnata di un dinamismo emozionale con cui il corpo si apre originariamente al mondo. Ed è questa forma di apertura verso lo spazio di esperienza che va riscoperta nel torace, come condizione che permetta al tempo stesso di riaprire le sue vie di comunicazione interna con gli altri luoghi lo circondano e da esso dipendono: cervico-craniale, scapolo-toraco-omerale, lombare.