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Espansioni

Alcuni tipi di esperienze assumono un particolare valore aprente dell’esperienza terapeutica in generale. Esse rappresentano espansioni dell’orizzonte generale di possibilità entro cui si muove l’esperienza quotidiana. C’è un profondo ed eccitante senso di novità nelle connessioni strutturali fra le parti in gioco, cui si associa un radicale cambiamento del metodo dell’esperienza. Tale senso di novità può arrivare a toccare anche gli ambiti epistemologico e ontologico dell’esperienza terapeutica, liberandola dalle stereotipie rituali in cui si fissa il metodo terapeutico tradizionale.

Sequenze dei Luoghi di senso.

Dal fondo del tronco all’apice del capo l’asse somatico è composto da Luoghi di senso dotati di un’autonomia di modo di presenza, e che allo stesso tempo costituiscono un paesaggio continuo e unitario. Per diversi motivi questi caratteri complementari di autonomia e di integrazione possono venire meno, alterando il paesaggio somestesico dell’asse somatico e determinando squilibri cinetici e infine patologie. Visitare la sequenza dei luoghi, riscoprirli nella loro presenza somestesica originale e nelle loro possibilità di espressione gestuale, rilevarne le difficoltà, e reintegrarli nella continuità unitaria sequenziale, riaprirli alla relazione con il loro spazio di riferimento, sono le funzioni terapeutiche che si esprimono in questa esperienza.

Cammino espansivo.

Nei problemi del cammino si evidenzia il limite di prospettiva da cui è afflitto il paradigma della riabilitazione biomedica. L’unico interesse e scopo è quello del cammino “normale” e “automatizzato”. Vale a dire: costretto in regole rigide ed escluso dalla consapevolezza. Liberandosi da questa prospettiva ristretta, nelle fasi del cammino possiamo riconoscere il radicarsi, il sostenersi, il proiettarsi, il cercare, il rivolgersi, che si potevano esprimere nelle mille esigenze espressive di un’estetica del procedere consapevole di sé, anziché nei binari obbligati di un cammino chinesiologicamente normale e incapace di guardare oltre se stesso. Fondamentalmente quest’apertura a una estetica gestuale del cammino rappresenta per i pazienti un recupero profondo della dimensione umana del camminare.

Correre fra la terra e il cielo

Correre è un’esperienza estetica ed estatica del corpo immerso nel suo ambiente, attraversando liberamente i percorsi che gli si offrono. Nella corsa i luoghi del corpo intensificano la loro presenza e agenza, e la mente si libera dalle tossine affettive e morali accumulate. Ogni appoggio del piede è una delicata scossa, un rimbalzo che attraversa il corpo, con cui gli organi interni si scuotono, si fanno sentire e si vivificano. Correndo vivo intensamente e ritmicamente la mia condizione umana intermediaria fra la terra e il cielo. Rinnovo la mia profonda appartenenza alla terra, e il mio slancio verso il cielo.

Il teatro simbolico.

Il gesto umano nel suo prendere forma trascende la propria contingenza in direzione della propria esistenza. La forma gestuale, se consapevolmente sentita, non si arresta a costatare e regolare la propria somestesi, ma la trasfigura in una situazione dotata di senso con cui instaura una relazione intima e creativa. In altre parole, la forma gestuale perviene alla propria dimensione simbolica, dove il corpo calato nel teatro del suo spazio sintonico si fa simbolo somestesico-affettivo che incarna, interpreta, ravviva e rinnova le condizioni e i valori del proprio esistere.