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Ricerca esperienziale

Il concetto di “Ricerca esperienziale” è l’esito di un percorso riflessivo che ha accompagnato le mie iniziative culturali e formative sulla ricerca. Il primo passo di questo percorso è stato l’insoddisfazione per il modello di ricerca sperimentale nell’ambito delle scienze riabilitative, in quanto parte della più generale insoddisfazione riguardante una cultura biomedica che identifica il sapere esclusivamente con entità fisiche misurabili, sulla base di un riduzionismo fisicalista.

Le riflessioni, i contatti e le prime esperienze con i pazienti orientate sempre più in una prospettiva fenomenologica mi hanno condotto a conoscere il mondo della Ricerca qualitativa, nelle sue diverse articolazioni (Etnografica, Fenomenologica, Ermeneutica, Grounded Theory). Si è trattato di un passaggio emancipatorio importante, perché nella lettura di riviste internazionali potevo constatare che un sapere della dimensione qualitativa della realtà era non solo possibile, ma anche condivisibile secondo metodologie dotate di un loro rigore differente da quello della ricerca sperimentale tradizionale. Finalmente vedevo riconosciuta la dignità di quel sapere che si genera, si alimenta e si scambia nello spazio aperto e ibrido della quotidianità dell’esperienza, e non che si controlla nello spazio chiuso ed esclusivo di un laboratorio. Finalmente si poteva parlare di emozioni, sofferenze, tonalità percettive; narrare le storie che ci avevano colpiti, stupiti, messo in crisi, determinati a una svolta; considerare la dimensione esistenziale della terapia, l’espressività e il simbolismo incarnato del corpo vivente. Finalmente c’era un modo per dire tutte queste cose, e c’era uno spazio di sapere, di cultura disponibile ad accogliere questa ampia e liberatoria dimensione qualitativa dell’esperienza terapeutica.

La scrittura del diario terapeutico, le letture dei testi filosofici e dei manuali di ricerca qualitativa, i primi articoli pubblicati, le lezioni di ricerca qualitativa e le esperienze di tesi condotte con gli studenti, tutto ha contribuito a sviluppare la passione per una forma di sapere coinvolgente e che ha capovolto (rivoluzionato) il mio modo di essere terapeuta e formatore.

Negli ultimi anni la consapevolezza del valore di questo percorso mi ha portato spontaneamente a considerare questo tipo di ricerca come Ricerca esperienziale. Il motivo di tale scelta è dovuto all’esigenza di valorizzare la matrice di tale sapere: l’esperienza vissuta e condivisa nell’intreccio di prima, seconda e terza persona, nella pienezza indivisibile del nostro essere relazionale inevitabilmente coinvolto. Le “qualità” finiscono per essere prigioniere del dualismo nei confronti delle “quantità” statistiche della ricerca sperimentale. Invece “esperienziale” è semplicemente, pacificamente e irriducibilmente “altro”.

Il momento in cui ho cominciato a vivere l’esperienza terapeutica in termini di ricerca esperienziale, ho fatto un grande respiro, ancora più emancipatorio. I modi della ricerca e i metodi di analisi potevano rifiorire liberamente, sempre con il vincolo e la sfida di poter essere espressi e condivisi e confrontati nei modi appropriati, nella costante dialettica fra esperienza incarnata ed esperienza testuale.

Nelle pagine qui di seguito sono esposte le ricerche che mi ispirano e mi accompagnano costantemente nella quotidianità terapeutica in cui mi trovo coinvolto.